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Open Space, in transizione

Aprile 28, 2009 · Lascia un Commento

Libero e responsabile. E’ così che si sente chi partecipa ad una riunione condotta sulla base del metodo Open Space. E’ questo un approccio alla partecipazione il meno strutturato possibile ma chiaro nella sua impostazione, che risulta potentissima: chi partecipa lo fa fintanto che lo vuole, nella modalità che preferisce e in condizioni paritetiche con tutti gli altri partecipanti; chi lo propone rinuncia ad ogni controllo od orientamento, rispetta i risultati e li valorizza; chi lo facilita non è strumento di controllo del processo ma riferimento simbolico costante dello spazio e delle regole alla base della riunione. Non vi è una conduzione “sapiente”, non ci sono tecnici o esperti del tema. L’ipotesi di base è che, dato un tema di interesse generale, tutte le idee, apporti, punti di vista, progetti che ne scaturiscono sono i migliori poiché gli unici “sostenibili” dai proponenti. In tal modo, le riunioni funzionano sempre e possibilmente con soddisfazione di tutti.

L’Open Space si rivela quindi un potentissimo strumento di attivazione delle energie diffuse nella comunità, i cui risultati possono restringersi all’aver parlato assieme in un contesto collaborativo, oppure svilupparsi nel tempo a differente livello – magari dando vita a gruppi di lavoro e progetto, o non svilupparsi affatto – senza trascinare iniziative su cui evidentemente non c’è il sufficiente interesse o coinvolgimento.

Qual è il problema: sono in genere di due, ma il primo sovrasta per dimensione culturale il secondo ed è la questione del controllo. Se si pensa ai processi di partecipazione o progettazione partecipata associati a momenti in cui le istituzioni territoriale formulano una strategia o un progetto urbano, culturale, o altro, il controllo su chi partecipa e sui risultati è una questione difficile da disattivare ed anzi, soprattutto al sud – dove la politica pervade la società nella maniera meno rispettosa dei ruoli e della cittadinanza, è una proposta eretica. Il controllo è diventato patologico nella pervasività raggiunta dalla politica ma anche l’unico modello culturale delle istituzioni, che non hanno colto la grande trasformazione alla base della società della conoscenza e dell’informazione, confinando il nostro paese alla retroguardia culturale, organizzativa e quindi economica.

Senza tracciare un sinottico raffinato delle situazioni in cui si esprime l’atteggiamento paternalistico – quando non arrogante, nell’attivare processi di partecipazione,  è sufficiente ricordarsi  l’ultimo incontro di progettazione collettiva a cui si è partecipato e nello specifico l’ambiente in cui si è svolto:  probabilmente una sala fredda, sporca, magari tecnologicamente attrezzata -  ma in cui come per magia nulla funzionava, sempre alla ricerca di una multipla per spine che non entrano, sedie rigidamente disposte a platea, un palco in cui qualcuno di “più alto” ha parlato, chiedendo ad un certo momento – ad un pubblico lontano e infreddolito, un parere, opinioni, idee! Altra cosa è trovarsi in uno spazio in cui incontrare altri è un piacere e dove il rispetto del lavoro dà una forma non casuale allo spazio.

Il secondo problema è la capacità di sentirsi liberi, quindi autonomi nelle decisioni, e di utilizzare le opportunità date. Non è di tutti. Eppure è qualcosa che si impara rapidamente, e l’Open Space ha questo pregio, far assaporare la possibilità che i rapporti tra le persone siano differenti. Tornare indietro diventa sempre più difficile, e sta qui la potenza della semplicità di un metodo i cui principi sono durissimi: chiunque partecipa è la persona giusta, qualsiasi cosa accada era l’unica che poteva accadere, in qualsiasi momento incominci il lavoro, è il momento giusto; in qualsiasi momento finisca, è finita.

Lasciatevi stupire, perché stupisce davvero. E’ quanto accaduto nell’occasione promossa da Transition Town Italia che assieme alla Scuola di Facilitazione ha sviluppato tre giorni di formazione operativa a Monteveglio, in cui i presenti – singoli o membri di associazioni o gruppi di acquisto, tra cui ACTA -  hanno affrontato il tema “Ricostruire L’Aquila. Come trasformiamo questa tragedia in una grande opportunità?” .

http://transitionitalia.wordpress.com

http://montevegliotransizione.wordpress.com

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